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Gilberto Bernabei

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Nella seduta del 4 novembre 1961, gli accademici residenti a Modigliana nominarono accademico il concittadino Dott. Gilberto Bernabei, consigliere di Stato. Nell' "Adunanza Generale" del 31 marzo del 1962, gli Incamminati lo confermarono per acclamazione presidente, carica che tenne con grande prestigio per l'antica e gloriosa istituzione culturale dal 1962 al 1990. 

Bernabei ha il merito di avere indetto e realizzato ogni anno, riprendendo la frequenza annuale, istituita nel 1755 da Gabriele Sacchini, rifondatore dell'Accademia, una Tornata Accademica in cui si dibatteva un tema di grande e attuale interesse con la partecipazione di illustri studiosi, dei più alti rappresentanti della politica, della cultura e dell'economia del nostro Paese. Inoltre il Corpo Accademico si arricchì dei nomi italiani più autorevoli nei diversi campi delle attività umane.

SCHEDA BIOGRAFICA-Gilberto Bernabei (1905-1991)        

Discendeva da una antica e distinta famiglia marchigiana trasferitasi a Modigliana nel primo Ottocento perché invisa al governo pontificio. Vide la luce l'11 giugno 1905 e, dopo una infanzia relativamente tranquilla, frequentò le scuole nel seminario locale e successivamente a Lugo dove frequentò il liceo classico. La passione giovanile per l'attività di atletica leggera gli procurò l'incarico di Presidente del Gruppo Sportivo Modiglianese. Ma l'amore per gli studi lo portò poco tempo dopo a Firenze dove si laureò in giurisprudenza nel 1928 e, solo due anni più tardi, in scienze sociali e politiche presso l'istituto Alfieri.

Vincitore di concorso pubblico indetto dal Ministero dell'Interno, fu impiegato presso la Prefettura di Forlì che lo utilizzò anche quale Commissario Prefettizio in alcuni enti locali.

Trasferito a Roma in organico presso il Ministero della Cultura Popolare, qui si distinse, oltre che per le doti dell'intelletto, per la straordinaria volontà e la non comune competenza nel lavoro, così meritando ben presto la nomina a Vice Direttore nella Direzione Generale del Teatro cui seguì l'incarico di vice Capo di Gabinetto del Ministro.

Nel settembre 1943, con l'Italia divisa tra gli alleati (angloamericani) e i tedeschi, il Ministero trasferì la propria sede a Salò e Bernabei, nonostante la disaffezione politica, ne seguì la sorte essendo nel frattempo divenuto Capo di Gabinetto del ministro alla cultura popolare, Fernando Mezzasoma, di cui era anche amico personale. In tale veste e in quei mesi politicamente tanto concitati, si adoperò per chi (in specie giornalisti non allineati) era in difficoltà riuscendo persino a soccorrere fino alla loro liberazione alcuni partigiani già condannati a morte dai tedeschi. Nel marzo 1944, di ritorno da Roma, invece di proseguire fino a Salò, cercò rifugio a Forlì presso il suocero (Giovita Brasini) e si sottrasse all'impiego. Alla liberazione della città, il conte Pallavicini – giornalista al seguito degli alleati e futuro direttore del cinegiornale "Settimana Incom" – lo convinse a rientrare a Roma. Qui, ingiustamente tacciato di collaborazionismo, fu arrestato e poi scagionato in istruttoria. Superato il procedimento di epurazione con una perdita di grado nella carriera, riprese poi l'abituale lavoro ministeriale nell'ambito del Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per lo spettacolo, le informazioni e la proprietà intellettuale.

L'indiscusso valore professionale, l'ineguagliabile e proverbiale assiduità nel lavoro, la conoscenza come pochi altri della macchina dello Stato e della burocrazia, le doti intellettuali ed umane permeate dall'innata generosità romagnola, ben presto s'imposero all'attenzione della nuova classe dirigente e in particolare del Sottosegretario del tempo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'On. Giulio Andreotti, che lo volle fra i suoi collaboratori diretti.

Posto a capo del "Servizio informazioni della Presidenza: Radiodiffusione per l'estero" e promosso Ispettore Generale, attraverso le emissioni di Radio Roma, diffuse la voce dell'Italia democratica e repubblicana nel mondo. Infaticabile nel suo operare quotidiano, riorganizzò efficacemente anche il "Settore della Radioricezione", e mise in onda settantacinque programmi di radiotrasmissioni quotidiane per l'estero, accompagnandoli con editoriali e conferenze. Dal 1954 aveva dato vita alla rivista Echi d'Italia, rassegna di temi riguardanti la radiofonia per l'estero, ininterrottamente da lui diretta. Nel 1961 fu chiamato nel Consiglio di Amministrazione della Rai, e nominato Consigliere di Stato. Inoltre, da collaboratore di fiducia era passato all'incarico di Segretario particolare dell'On. Andreotti, ministro degli interni, poi del tesoro, delle finanze, della difesa; indi Capo di gabinetto del medesimo come ministro dell'industria e per il Mezzogiorno; infide, Capo di gabinetto sempre dell'On. Andreotti quale Presidente del Consiglio.

Nel 1974, al suo pensionamento di alto dirigente dello Stato, da Presidente di Sezione del Consiglio di Stato fu nominato Presidente Onorario dello stesso Consiglio.

Si avvalsero della sua autorevole partecipazione le Terme di Castrocaro che a lungo lo ebbero consigliere di amministrazione, l'Associazione Nazionale Lavoratori Anziani di cui fu Presidente, il Centro Internazionale Stampa Turistica e il Centro Studi Economici di Roma che ugualmente presiedeva, le Camere di Commercio Italia-Sud Africa, Italia-Singapore e Italia-Messico delle quali teneva la vice presidenza.

Nonostante gli impegni istituzionali e le cariche, nonché la residenza romana, mai distolse il suo pensiero dal paese natio. Dal 1956 per 34 anni consecutivi esercitò la carica di Sindaco di Modigliana, ad ogni tornata elettorale trionfalmente eletto come indipendente nella lista dello scudo crociato.

Sensibile anche alle più semplici problematiche e capace di risolvere quelle più complicate e difficili, come Sindaco del Comune portò a un positivo risultato situazioni da tempo irrisolte o giudicate irrisolvibili: dai problemi urbanistici e legati all'assetto viario alla creazione di specifici poli economici, dallo sviluppo industriale alla eliminazione della disoccupazione (piaga localmente endemica), dall'approntamento di strutture scolastiche a quelle ospedaliere e così via.

La stima generale ed unanime dei soci lo vollero e lo acclamarono Presidente dell'Accademia degli Incamminati: carica che tenne con grande prestigio per l'antica e gloriosa istituzione culturale dal 1962 al 1990. Con lui l'Accademia conobbe memorabili dibattiti cui partecipavano i più alti rappresentanti della politica, della cultura e dell'economia del nostro Paese. Inoltre il Corpo Accademico si arricchì dei nomi italiani più autorevoli nei diversi campi delle attività umane.

A interrompere il suo frenetico lavoro fu un incidente automobilistico che lo immobilizzò costringendolo a vivere in carrozzella. Ciò nonostante con eroica e ammirevole tenacia per sette anni ancora continuò a reggere le sorti del Comune e dell'Accademia di Modigliana fino al 1990. Pochi mesi dopo, il 4 febbraio 1991, giorno di San Gilberto suo onomastico, chiuse gli occhi per sempre a Forlì, città della moglie Anna Brasini.

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